Strati d'animo

Insiemi di non detto. Ponti emotivi sulla ragione protesi verso la dimenticanza.
giovedì, 04 settembre 2008

.In sintesi.

Fino ad ora, i momenti più significativi della mia esistenza
sono stati quelli in cui non è successo nulla.

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lunedì, 01 settembre 2008

.Atto di presenza.

Si ritorna, dopo non essere mai partiti. Si può andare senza partire o partire senza spostarsi. Di solito, comunque, si torna.
E tornano le frasi fatte che ti imprigionano il cervello, i "come stai" dei conoscenti. Torna il mio malumore e la prepotente voglia di cioccolato bianco; poi torna il desiderio di smettere di fumare ed i fogli immacolati al mattino seguiti da torbidi propositi quotidiani.
Torna la mia irrequietezza, ciclicamente, ed il mio istinto predatorio - quello non parte mai -.
Per nulla facile continuare a deviare i pensieri, allontanarli dalle spalle abbronzate e farli camminare sopra l’asfalto, lontano da quella spiaggia che è stata, fino a ieri, il mio rifugio temporaneo. Un luogo dove l’ozio ha rappresentato l'unica salvezza in questo mare di emozioni alla rinfusa in cui continuo a fluttuare a mo’ di medusa.
Domani sarà, mi dico: qualcosa di diverso, con in tasca un fiore d’attimi nuovi che berrà pioggia d’autunno per schiudersi.
Oggi no, oggi stramaledettamente è.
Un giorno di rientri, di automobili in sorpasso nelle curve a gomito, di bollette da pagare e di montagne d’indumenti da lavare, stendere, stirare e poi riporre con ordine maniacale nei cassetti.
Dopo venticinque giorni di punti fermi, il filo s’è spezzato: io continuo a cercarmi in questo ritorno, in tutta la mia sciocchezza, ed il verdetto fa capolinea ai miei piedi rendendo questa estate solo una stagione di mezzo.
Com’è giusto che sia.

postato da: stratidanimo alle ore 18:36 | link | commenti (4) | commenti (4)
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domenica, 20 luglio 2008

.Vorrei.

La notte scorsa un comunissimo verbo ha svolazzato, senza posa, nell’aria sottile di questa casa. Cercava una dimensione meno quadrata e rumorosa, probabilmente.
Ha gironzolato per un po', svanendo poi diluito nell'aria.
Credo di averlo inalato durante il sonno.
Ed ora è bello pensare ad un condizionale non sfuggito, ma ben riparato tra il diaframma ed i polmoni, da liberare e riprendere a ritmo, come fosse una farfalla nella rete.

postato da: stratidanimo alle ore 07:15 | link | commenti (9) | commenti (9)
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mercoledì, 16 luglio 2008

.Fly me to the moon.

Si sta facendo tardi e lo spettro lunare ha ingoiato quasi tutte le stelle.
Il sole è ormai una chimera ed il sollevarsi della luna, convergente sull’orizzonte verticale e perpendicolare al punto di convergenza coassiale del quadrante α con il quadrante λ, realizza un effetto ottico spettacolare, ma assolutamente deleterio.
Questo poiché la confusione luminosa consente al satellite di filtrare prepotentemente con raggi densi e di spessore insopportabile.
L'umana comprensione è vietata semplicemente perché impossibile. Anche i sogni, a causa della doccia luminescente, perdono efficacia nella misura approssimabile al 61%.
Non mi resta che afferrare il timone con una mano e la tastiera con l’altra. Quindi sorridere, buttando l’ansia fuori dalla paratia stagna del mio umore.

In tutta sincerità, hai capito qualcosa?
No? Nemmeno io.
L’intento, credo, era quello di parlare della luna, anche se di quella dentro al mio pozzo. Tutto il resto è un insieme di parole con cui ho giocato.
Ed io gioco seriamente.


Buonanotte a te, a me e alla luna.

postato da: stratidanimo alle ore 21:43 | link | commenti (6) | commenti (6)
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martedì, 15 luglio 2008

Incipit di merda?

Prese un libro dagli scaffali, a caso, senza neanche guardarlo. Pagò alla cassa ed uscì.
Lungo la spiaggia, scelse con cura la zona più isolata, lontano da sguardi indiscreti.
Scorse una barca rovesciata: l’odore del legno, di alghe e di salsedine era così forte che le sembrò l’unica cosa più prossima ad un abbraccio intimo e discreto, quindi si mise seduta sulla sabbia e affidò la schiena alla curva della chiglia, quasi fosse stata messa lì apposta per reggere corpo e pensieri.
L’aria era stranamente fresca, l’orizzonte curvato agli angoli a mo’ di smorfia insofferente e conchiglie a milioni tappezzavano la battigia. Il mare, piatto come olio dentro l’orcio, ogni tot secondi dava segnali di vita con colpi di risacca lenti e sonnolenti.
Attese qualche attimo, poi distese una gamba ed accucciò l'altra verso il seno. Rimase così, con il braccio destro poggiato sul ginocchio e la mano ciondolante nel nulla, fino a quando non sentì un formicolio risalirle su tutto il corpo.
Ebbe voglia di fumare. Frugò nella borsa per cercare una sigaretta - le occorreva una bussola ogni volta che infilava la mano in quella borsa, tanto era grande e colma di oggetti -. Dopo aver frugato a lungo, trovò il pacchetto di Camel, ma non l’accendino.
Prese così una sigaretta, la sgretolò sul palmo della mano, strinse il pugno e poi lo riaprì per farla fumare al vento.
Poco a poco, il libro che aveva accanto stava scomparendo sotto la sabbia e le briciole di tabacco, ma bastò il gesto meccanico di quattro dita unite per spolverarne la copertina, poi indice e medio per aprirlo.
Notò con stupore che le pagine erano tutte bianche.
Rigirò il libro tra le mani accertandosi che nella rilegatura non ci fosse uno strappo da cui le parole potessero essere scivolate via. Niente. Nessuno squarcio, nessuna sillaba.
Sorrise e immaginò che, lungo la strada, un plotone di lettere in ordine non alfabetico in quel momento stava marciando in direzione opposta alla sua, verso un destino non scritto.
“Penserò io a voi” bisbigliò ai fogli immacolati, cercando una penna nella borsa.
Nel frattempo, un gabbiano che planava lungo la costa, d’improvviso virò sopra la sua testa e sganciò una consonante maiuscola sulla prima pagina.

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lunedì, 14 luglio 2008

S.O.S.

Datemi un appiglio, un gancio che mi freni.
Sono aria, sono fuoco, sono acqua che non trova sgorgo. Sono chiave infilata nella toppa, pronta a riaprire i portoni sbarrati alla passione.
Presto, datemi un appiglio sotto forma di parole che non spiazzano. Di quelle che pizzicano le guance e ridanno il senso misurato ad ogni cosa: mi ci aggrapperò leggera per poi ondeggiare come un'alga o anemone di mare.
Ma voi datemi qualunque cosa che non sia un’ombra dolce. Piuttosto che somigli ad una mano ferma, pronta ad ammanettarmi caviglie e polsi. Una bocca arricciata sulla mia fronte a zittire questi sudici pensieri.
C’è che orbito attorno alla tentazione, come una stella che vortica in un pozzo di follia. Ed il vento del peccato mi soffia forte dentro.
Costretta in fil di ruota, mi conduce dove già so.

S.O.S.
Svelti, datemi un appiglio.

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lunedì, 14 luglio 2008

.Miss Solitudo.

La sabbia brucia, ma riesco a raggiungere la battigia con una certa disinvoltura.
Pochi corpi al sole, qualcuno interessante.
Una rapida occhiata per valutare la zona più tranquilla - bene, quella ragazza con il costume verde pare sia sola. Occhiali da sole, un libro in grembo e gli auricolari ben piantati nelle orecchie: sì, decisamente non sarà una vicina invadente e vogliosa di ciarlare - . 
Non voglio persone appiccicose attorno, né questuanti d’emozioni estive, né mamme che impongono, né figli eversivi che non obbediscono. Preferiscono godermi il mare defilata, silenziosa, mollemente meditativa.
Scelgo lettino ed ombrellone vicino a Miss Solitudo.
Gli altri stanno bene, hanno corpi lucenti unti d’olio e creme abbronzanti. Li osservo bene ed immagino che ogni persona, in estate, sancisce un armistizio con la vita: si accantonano bollette, mutui, problemi di lavoro per lasciar spazio a perdite di tempo frizzanti da spargere per tutti i punti cardinali. Molti accolgono e rilanciano la vita senza i continui contrasti che ho io tra “me ed i miei strati d'animo”.
Saluto con un buongiorno serrato Miss Solitudo. Lei, cortese, sorride di rimando.
Stendo il telo sul lettino e mi sdraio con tanto di libro in mano - “Quando Teresa s’arrabbiò con Diodi Jodorowsky -.
Lo sciabordio mi culla. Qualche gabbiano mi svolazza in testa. Di tanto in tanto scosto il libro e m’incanto davanti alle nuances di verde/azzurro che il mare ostenta.
Il vento trasporta il gracchiare di una radio. Non conosco né autore né titolo, ma è una di quelle canzoncine senza senso che però in estate sistematicamente diventano il tormentone del momento. Tuffo nuovamente la mia attenzione sul libro, ma quella canzone, che prima pareva lontana, diventa sempre più vicina, sempre più incombente. Guardo di sottecchi alla mia sinistra e noto che una coppia avanza verso la mia direzione. La radio è in mano ad uno dei due!
Ogni nota è come uno sciame d’api inferocite che ti punta addosso. Non resisto, mi butto in acqua in attesa che la canzone cessi di martoriarmi il cervello e che la coppia decida di stabilirsi altrove.
Resto in acqua una mezz’oretta, ma niente da fare, sono sempre là, in piedi, sembrano in attesa.
Miss Solitudo, innervosita quanto me, scaglia il suo libro nella sacca con fare violento.
Mi fissa, guarda il cielo, poi guarda nuovamente me. Ancora un attimo di esitazione, infine decide di fare harakiri "ammollandosi" in un bagnomaria risolutore.
Finito l'orrore canoro, la coppia s’allontana e Miss Solitudo mi posa gli occhi addosso, occhi verdi che mi straziano le viscere:
- C’è un universo intero, sconfinato ed infinito e noi, per poter star tranquille ed evitare i nostri simili, possiamo unicamente spostarci di cinque metri, non è ridicolo?
Guardo il sole, conto qualche nuvole per darmi un contegno metafisico, riallineo lo sguardo all’orizzonte e rispondo:
- Già, l’universo. Credo sia ancor più ridicolo usare la luce di una stella per abbronzarsi il culo.
Lei ride. Io, di rimando, le lancio un’occhiata sardonica.
Usciamo dall’acqua all’unisono. Scambiando un sguardo di compiaciuto accordo, torniamo ai rispettivi lettini e riprendiamo a leggere, ciascuna avvolta dalla filodiffusione del proprio Io.

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lunedì, 14 luglio 2008

.Personalità itinerante.

Non mi piacciono le rette. Non mi piace rigar dritto.
Meglio la deviazione. Viva la variante.
Ecco perché, per andare da Cosenza a Roma passo per

Barcellona → Parigi
                             ↓

                       Londra.
→ Breve sosta in una piazzola ad Helsinki  ←
                               ↓
                         Poi Venezia → 
                                                       ↓
hcekarraM ← omrelaP ← enetA

Marsiglia, Genova, Torino.
                                              ↓


Scendo a sud, costeggio Firenze. Bologna no, la scarto. Bologna per me è una storia incompiuta.
Viro di pochi gradi ed arrivo a → Perugia e poi Pescara, ecco.
.Finalmente sono a Roma.

Non sono come i “Vendittiani” che, bomba o non bomba, a Roma ci arrivano subito. No.
Amo impiegarci tanto. Parecchio. Più tempo perdo, più godo.
Ogni tanto qualcuno mi rimbrotta, sostenendo che sono esagerata.
Gli rispondo che di sicuro ha ragione, ma anche che nessuno conosce l'Europa come me.

postato da: stratidanimo alle ore 06:12 | link | commenti (2) | commenti (2)
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domenica, 06 luglio 2008

.Strisciante quanto basta.

Cambio pelle assieme alle serpi per assumere un’aria gentile, glitterata.
Mi mostro mansueta di fronte a donne brillanti, timida ed indulgente alle becere lusinghe degli uomini. Bacio anche i passanti, vah.
Forgio a piacimento il cuore come faccio con le parole. Racconto indecenti melensaggini sino a farmi sanguinare le labbra e resto paziente ad ascoltare ogni storia. Sono credibile persino a me stessa.
Assurdo, mischiata a questo carnevale d’ovvietà, mi scopro stranamente gustosa, quasi bella.
E mentre tutti credono facilmente alle mie parole, senza affettare cipolle, qualche lacrima autentica coglie anche me all’improvviso.
Li guardo tutti con un sorriso convincente, dedico loro carezze lente e piene dei miei palmi.
Ma in segreto, in segreto compio in fretta il mio misfatto:
immagino di leccar loro a lungo la spina dorsale e svanire poi in una pozza di china, profonda e torbida come certi pensieri.
Lì dove nessuno arriva. Neppure Dio.

postato da: stratidanimo alle ore 08:26 | link | commenti (2) | commenti (2)
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sabato, 05 luglio 2008

.E dov'ero rimango.

aaarghh

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